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Ascoltiamoli

14:18:00 Unknown 0 Comments Category :


Progresso su progresso. Di questo è composta la storia. I fautori? Gli scienziati.
Dal cannocchiale di Galilei ai raggi-x di Roentgen; dagli antibiotici di Flemming alla prima auto di Ford.
Un ruolo determinante svolto dagli scienziati è stato negli affari di guerra, poiché con le loro menti geniali hanno decretato chi vince e chi perde e scandito le conseguenze per ambedue le parti.
Turing, per esempio, inventò il primo computer in grado di decifrare i codici militari segreti.
Era la seconda guerra mondiale e quell’apparecchio era lento, limitato e tanto grande da occupare un’intera stanza, davvero troppo per gli standard odierni, ma all’epoca era formidabile e nel pericoloso conflitto, utilissimo.
Alla seconda guerra mondiale si collega anche la trasmissione radiofonica di Fessenden, che ha permesso la diffusione dei comizi dei capi di stato e l’informazione del popolo.
Anche la linea ferroviaria con la locomotiva di Stephenson è stata fondamentale per il trasporto di risorse di ogni genere, come di persone.
Sempre il 1942: van Braun, durante la Germania nazista, lavorò ai missili; da lì è stata tutta un’ascesa che ha portato l’ingegnere ad occuparsi dello sbarco sulla Luna.
E infine, ma per nulla poco considerevole di attenzione, la bomba atomica o nucleare, che dir si voglia. L’invenzione più maestosa e pericolosa allo stesso tempo di sempre. E chi le avrà mai dato vita? Un gruppo di scienziati, ovvio!
Il progetto Manhattan, nato nel 1939 e fortemente voluto e appoggiato dagli Stati Uniti (in particolare dal presidente Roosvelt) prevedeva uno strabiliante team di ricerca, composto, appunto, da numerosi scienziati tra i quali ricordiamo l’italiano Enrico Fermi.
Quindi grandi cose sono state create, proporzionalmente ai grandi danni che alcune di esse hanno provocato. E proprio su questo bisogna riflettere un po’ meglio. Questi scienziati, davvero non avevano idea delle conseguenze delle loro azioni? O hanno taciuto, in favore del progresso? Il desiderio smodato di scoperta era tanto forte da impedir loro una crisi di coscienza?
Un aiuto a questi interrogativi, viene da Heisenberg ne “La tradizione della scienza”, dove riporta di un suo colloquio proprio con Fermi relativo alla bomba atomica; il primo ne ha subito percepito la pericolosità, mentre il secondo si è lasciato affascinare dalla novità e particolarità dell’esperimento, prendendo parte al progetto già menzionato in precedenza, che ha portato, sì, alla fine della guerra, ma a quale prezzo? Chi ne ha subito realmente le conseguenze? Quelli che hanno avviato il progetto o i partecipanti? No.
Le vittime sono state delle innocenti persone che stavano vivendo tranquillamente della loro vita perché loro, negli affari di Stato, centrano ben poco.
Sembra una cosa così lontana dalla piccola realtà, la guerra, che non si immaginerebbe mai una catastrofe del genere e su questo si è d’accordo. Bene. Ma si può avere così tanto i paraocchi?! Proprio no. Uno scienziato di quel calibro e ingaggiato per un determinato motivo, sa perfettamente a cosa porterà il suo ingegno. Conosce la procedura e l’obbiettivo finale. Sa benissimo quale straordinaria innovazione sta creando.
Qualcuno, per fortuna, ormai a danno già realizzato però, si è reso conto del disastro che seguirà l’utilizzo della bomba e ha tentato di farsi valere contro chi, probabilmente anche un po’ ignorante in materia, non ne capiva a pieno le potenzialità distruttive che aveva. Gli scienziati purtroppo, soprattutto in quel caso, non fanno parte dell’amministrazione politica di un paese e non hanno alcun potere decisionale su questioni del genere perché in fondo, non sono altro che dei burattini strumentalizzati per scopi più importanti di un mucchio di gente esplosa e ipnotizzati da quel mondo infinito e ancora inesplorato che è la scienza.
Quando forse diventerà interesse di tutti, o almeno dei più, si potrà con maggiore consapevolezza fare scelte relative agli armamenti: i capi di Stato dovranno avere più considerazione del parere tecnico e professionale di uno scienziato e quest’ultimo dovrà stare un po’ di più con i piedi per terra, perché è qui che si vive, non sul pianeta Scienza.
Come in ambito scientifico, anche in quello umano, del quotidiano si deve fare un progresso, perché ancora adesso è più importante il potere dei pochi, alla vivibilità dei molti.
 

By Monica Bosco

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